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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Piazza (ex Via) di S. Clemente (Monti-Celio) (da via San Giovanni in Laterano a via Labicana)

Della basilica [1], che dà il nome alla strada, ne parla già S. Girolamo (347-420) nel 385, come di una chiesa fra le più antiche.
Leggende narravano della trasformazione della casa paterna di Clemente I (88-97) in una chiesa; ma ciò ch’è storico è che S.Girolamo (33-42) dice che “la memoria del nome di lui (Clemente) viene mantenuta dalla chiesa costruita in Roma”.

C’è una targa rinvenuta nei pressi che dice: “tene me quia fugi et revoca me Victori acolito a dominicu Clementis” dalla quale si rileva che lo schiavo che la portava apparteneva al “dominicum” (IV sec. prima metà) di Clemente, non ancora chiamata “basilica o titulus” e dimostra che era già aperta al pubblico culto nell’età di Costantino (306-337)[2].

Fu ricostruita da papa Pasquale II (1099-1118) più grande dell’attuale, contigua ad un locale più basso che credesi un oratorio, su altra fabbrica che sembra sia stata eretta non molto tempo dopo Costantino. Costruzioni dell’epoca imperiale giacenti ancora più in basso e sovrapposte a fondamenti dell’epoca repubblicana si accoppiano ad un formale mitreo di buona conservazione, ancora col simulacro di Mitra ed intorno i sedili di pietra per gli iniziati, posto dietro il suddetto oratorio cristiano. Di questa basilica, oggi inferiore, restano numerose tracce dei lavori fattivi dal presbitero Mercurio [3] che fu poi papa Giovanni II (533-5).

La scoperta della chiesa sotterranea, delle costruzioni dell’epoca imperiale e del mitreo è del 1857.

Clemante, nato a Roma nella regione del “Coelimontium” (che comprendeva la collina omonima) era forse parente degli Acilii Gabriones.
Venne battezzato, ordinato prete e consacrato vescovo da S. Pietro. Fu eletto pontefice nell’88 e, come papa introdusse le vesti rituali e istituì 7 notari in corrispondenza alle 7 regioni ecclesiastiche romane (da questi derivano i protonotari apostolici).
Fu relegato nel Ponto da Traiano, morì nel 97 e fu seppellito a Chersonea da dove Nicolò I lo fece trasportare a Roma e seppellire nella basilica omonima al Celio.

Oltre la sua lettera ai Corinzi gli vengono attribuiti: Viaggi di Pietro; Riconoscimenti; Disputa di Pietro e Apione; Omilie Clementine; Costituzioni apostoliche; Canoni degli Apostoli; Dottrina di Clemente; Sermoni della Provvidenza e del giusto giudizio di Dio; Cinque epistole decretali; Apocalissi di Pietro, ossia Rivelazioni del beato Pietro Apostolo redatte in un volume da Clemente romano discepolo suo.
Nella prima delle 20 Omelie, fonte di parecchie opere Clementine, si nota lo stile semplice, proprio di una vita vissuta, per cui è garantita l’autenticità del narratore che descrive l’arrivo a Roma della prima notizia di Gesù Cristo, ed al capo X l’ospitalità data all’apostolo Barnaba ed infine al capo XV ed ultimo, il suo incontro e presentazione con S. Pietro.

Dice in principio che, travagliato dal problema dell’oltre tomba, si affaticava negli studi della filosofia, quando sentì la prima notizia “C’è uno in Giudea che fà miracoli e prodigi solo in forza della sua volontà, fà udire ai sordi, vedere ai ciechi....”. 
Udì poi uno che predicava in pubblico: “O uomini di Roma, il figlio di Dio è al mondoπάρεστιν (è presnte) in Giudea....”. 

Stabilì allora di recarcisi ma, imbarcatosi, fu da venti contrari respinto in Alessandria dove conobbe un tale di nome Barnaba, che diceva di essere discepolo di lui.
Condottolo, quasi a forza, in casa sua, ebbe da Barnaba i primi rudimenti del Cristianesimo. Ma poiché questi volle partire dall’Egitto e andare per la festa (Pasqua) in Giudea, Clemente, poco dopo, si diresse anche lui colà, senonché, sbarcando a Cesarea, seppe che Pietro, discepolo del taumaturgo[4], avrebbe disputato lì, il giorno dopo, con Simone da Gitta Samaritano.
Per un caso fortunato Clemente incontra Barnaba, che lo conduce a Pietro, al quale aveva già parlato di lui; e la prima “Omilia” finisce con semplici e vive parole della presentazione: “Questi è Clemente, o Pietro; questi è Pietro o Clemente[5]


[1] )            Presso la basilica di S. Clemente esisteva una basilichetta di S. Pastore che appariva già ruinata nel sec. XV. Sul catalogo di Pio V (1566-72) è indicata : « S. Pastore dentro S. Clemente ». lì presso una zecca d’età iperiale.

[2] )            La basilica sotterranea conserva ancora la scala primitiva, creata per dare accesso alle stanze di una nobile casa romana, incomporata come un sacro ipogeo all’abside ed al santuario e posta sotto l’altare. Gli scavi hanno accertato una casa repubblicana, sotto un’altra di epoca claudiana.

[3] )            Come attestano numerose iscrizioni e la dedica di un altare.

[4] )            Disse Pietro a Gesù Cristo : « Ecce reliquimus omnia et secutis sumus te. Quid ergo erit nobis ? ».

[5] )            Una tradizione, a Cagliari, lo dice il primo vescovo di quella città ed il primo predicatore della religione cristiana con S. Bonifazio.

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Lapidi, Edicole e Chiese lungo la via:

- Basilica di San Clemente (XII sec.) - Patio

- Basilica di San Clemente (XII sec.) - Interno

- Basilica sotterranea primo livello (IV sec.)

- Secondo livello case romane (I sec.) e Mitreo

- Basilica di San Clemente - Lapidi

- Edicole lungo la via

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