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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Piazza e Via in Piscinula (R. XIII – Trastevere) (nella piazza convergono: via della Lungarina, piazza della Gensola, via della Lungaretta, via dell’Arco dei Tolomei, via in Piscinula, che arriva fino a via dei Salumi)

Quivi l'antica famiglia Anicia [1] aveva un sontuoso palazzo, ed è molto probabile che la denominazione “in Piscinula” sia derivata da un qualche bagno che era nei luoghi deliziosi del suddetto palazzo”.(Venuti)

In antico, piazza in Piscinula fu detta strada, per essere in linea con le vicine vie della Lungaretta e Lungarina.

Fu allargata nel 1820al crociale mediante la demolizione di un locale già in uso di macello” e diventò piazza.

Chiamata nel 1435 “Pisciula” e nel 1447 “Pisciola” fu detta nel XVI sec. “Piscina” e “Platea domorum de Matteis”, nel XVII secolo “Piscivola”; nel XVIII “Pescinola”.

La località è spesso nominata nelle antiche cronache, così, nel 1264, quando Pietro de Vico [2], riuscito ad occupare l’isola Tiberina, respinto dai romani, si asserragliò “in una contrada che si dice Piscinula”, da cui dové fuggire, perdendo un figlio che si annegò nel Tevere.
Anche nelle ore pomeridiane del 9 settembre 1414 “Battista de Sabellis, Giacomo de’ Colonna, Corradino e Sforza, con molta gente armata vennero verso la Piazza della Piscina e quivi trovarono molte sbarre poste dal Popolo Romano e nella piazza stessa avvennero varie zuffe fra detti armati e quelli dei Romani e sempre gridando questi “viva lo popolo” e gli altri “viva lo Sforzo”.
Piacque all'Altissimo Signore e ai SS. Apostoli Pietro e Paolo, che i Romani riportassero vittoria contro detto Sforzo e vi furono molti uccisi, i quali vennero sepolti presso la chiesa di Santa Maria di Campitelli, presso quella di Santa Maria in Ingilia e in molti altri luoghi
– In dictis plateis fuerunt multi interfecti de gente dicti Sfortii et sepulti apud ecclesiam S. Mariae de Campitelli et S. Mariae de Ingila [3]”. Si vede così, anche per altre cronache, che il posto fu spesso campo di sanguinose lotte.

Nel XVI secolo, prima che si trasferissero al di là del Tevere, costruendosi il gruppo di palazzi dalle Botteghe Oscure a Piazza Tartaruga, i Mattei, discendenti dei Papareschi, ebbero qui le loro case [4], che restaurate figurano ancora sulla Piazza.

In casa Mattei, ora in Piazza Piscinula, "I soffitti erano lavorati ad arte, gli stipiti delle porte, i davanzali delle colonnette delle finestre, crociate o goticheggianti, erano marmorei. Le pareti dipinte a colori vivaci, contrastanti e pur intonati i fregi correnti sotto la ricca trabeazione, chiudevano, in bella maniera, i ritratti a medaglione delle famiglie Papareschi e Mattei".

Annessa alla casa era una torre del XIV secolo.

Passati tutti i Mattei al di qua del Tevere [5] le proprietà Trasteverine furono cedute.

Così pure la chiesetta di San Benedetto in Piscinula, riaperta nel 1939 [6].
Innalzata sulla “domus Aniciorum[7], è costante tradizione universalmente adottata da tutti gli scrittori delle cose di Roma che ivi avesse la sua abitazione il patriarca San Benedetto (480-543) (che avrebbe appartenuto alla “gens Anicia”) e che, “avanti ad una devota immagine di Maria Santissima che ancora vi si venera, egli facesse orazione[8].

La chiesetta a tre navate irregolari, divise da colonne di scavo, è così descritta nel 1660: “La chiesa di San Benedetto in Piscinola, nell’orione di Trastevere, appresso ponte ferrato..., si ritrova che detta chiesa fu unita con la chiesa parrocchiale di San Lorenzo de Gabellutis [9] (forse in Piscinula), quale era vicino al fiume sotto a ponte ferrato, hoggi detto ponte di quattro capi, et di detta unione si conserva Bolla apostolica data sotto li 10 settembre dell'anno 1578, concessa da papa Gregorio XIII (Ugo Boncompagni - 1572-1585), quale chiesa parrocchiale suddetta è antica con il pavimento fatto alla musaica in mezzo alla navata.
Dalla parte di verso la porta a mano destra vi è una cappella della Madonna con l'altare tutto di marmo, con una tavola di porfido in faccia dell'altare et in detto altare è dipinta la Madonna Santissima nel muro, quale si dice per antica tradizione esser ove faceva orazione San Benedetto...”. “Aveva un bel porticato e forse con tre intercolumni con piattabande e cornici di laterizi e di marmo, come in alcune basiliche”.

Possiede la campana più piccola delle chiese di Roma. Vi si legge in lettere gotiche : “Anno Domini millesimo sexagesimo IX” data che deve corrispondere all’erezione del campaniletto biforo, che per l’aspetto quasi arcaico si rivela appartenente appunto alla prima metà del secolo XI. L’altra campana, la più grande, è ornata di tre crocette e porta scritto in caratteri rotondi: “Mentem sanctam spontaneam honorem Deo et patriae liberationem MCCCCLXIIIII".
Le due campane non “oltrepassano l'altezza di 300 once ognuna, compreso il ciuffo, ed hanno 27 once di diametro la più grande e 24 la minore, per cui non sono tanto pregevoli per grandezza quanto per la loro antichità, che veramente può dirsi venerabile, specialmente in quest'ultima".

Vicino alla chiesa, fino alla fondazione dell’ospedale di S. Gallicano, v’era un ospizio per i lebbrosi “Agli dì dello stesso mese (ottobre 1726) furono trasportati dalla Casa vicino a S. Benedetto in Piscinula in processione 50 infermi....

____________________

[1] )            Fiorita al tempo di Diocleziano (284-305).

[2] )            "…Pietro crut pouvoir tenter quelque chose, et mettre Rome, s'il était possible, sous le pouvoir de Manfred, avant que Charles n'arrivât. Après s'être entendu avec les Gibelins de la ville, il y pénétra un matin avec une troupe de cavaliers, et voulut s'emparer de l'île du Tibre. Des Provençaux soldés l'en empêchèrent d'abord, jusqu'à ce que Giovanni de' Savelli survint avec d'autres Guelfes et le battit complètement. Pietro se sauva avec trois hommes seulement…" (Hisoire d'Italie pendant la Moyen Age – Henry Leo – 1837).

[3] )            Chiesa di ignota ubicazione; forse doveva essere scritto “in Iulia” (S. Anna dei Falegnami - Vedi Via di S. Anna - Sant’Eustachio).

[4] )            Nella casa ora restaurata accadde nel 1555 una vera tragedia: "Marcantonio Mattei fu fatto ammazzare da Girolamo Piero Mattei (Piermattei) per differenza di liti fra loro civili; seguito l'omicidio, Alessandro Mattei, fratello, seguendo a cavallo a sangue caldo li delinquenti uccisori del fratello, ne giunse uno vicino porta San Pangrazio, quale accortosi di essere seguitato, si aggrappò al cancello della vigna di Clarice de Nobili, per gettarsi dentro, ma non poté essere a tempo, forse per dover pagare il fio; che, giuntolo Alessandro con una caresca che aveva in mano, mentre lo seguitava tirandoli, lo passò da banda a banda, e lo ammazzò.
Del che delitto Alessandro n'andò bandito, ma per altro a capo a sei mesi fu rimesso, e ciò successe in tempo di Giulio III
(1550-1555).
Trattandosi poi la pace fra i fratelli de’ Mattei, e con Girolamo Pier Mattei, fu finalmente conclusa, con patto, che detto Girolamo pigliasse per moglie Olimpia, figlia di Curzio Mattei, nepote ad Alessandro, senza dote, come promise farlo; del che sdegnato Alessandro, scrisse a Curzio fratello suo, che avvertisse non voler vendere il sangue del fratello, e che vi pensasse bene, che non l'averia comportato per nessun conto.
Nondimeno il parentado seguì, che Curzio, trovandosi povero, forse volle per ciò che si facesse, e fu fatto, e sposò nella sede vacante di Giulio III (26 marzo 9 aprile 1555).
La sera stessa che Olimpia sposa doveva consumare il matrimonio con Girolamo Pietro  Mattei, Alessandro Mattei con Girolamo suo figlio, e due altri, con ombra di qualche intelligenza dell'altro fratello Amelio, si dice che andarono a casa di detto Curzio, e, mentre in conversazione si passeggiava, salirono di sopra Alessandro, figlio e li due forestieri.
Detto Alessandro, con un'archibugiata, ammazzò detto Girolamo Pietro Mattei, del che accortesi le Donne, acciò peggio non succedesse, smorzarono li lumi, et Olimpia sposa, et, in un tempo medesimo, vedova, restò ferita ad una mano, e, levandosi di tavola Curzio suo padre, s’abbatté in pigliare Girolamo Mattei, ad Alessandro figlio, mettendoselo sotto con animo di ammazzarlo, di che, accortosi uno di quei forestieri, venuto per fare il misfatto, in compagnia ad Alessandro, con un pugnale ammazzò detto Curzio.
Alessandro stava sul Ponte (Cestio) aspettando suo figlio, quale venuto con quel forestiero, raccontò il caso con dir lui a liberare Girolamo dalle mani di Curzio fosse necessitato ammazzare con pugnale Curzio, del che venuto in tanta collera Alessandro, che non haveria voluto che il fratello fosse ammazzato, si lanciò a detto forestiero et a furia di pugnalate dicono che l'ammazzò sul ponte proprio, et poi lo gittasse nel fiume, e andatosene fuori di Roma, non poté mai essere rimesso e morì bandito.
Olimpia poi si rimaritò con Alessandro Fucci, et, essendo restata di nuovo vedova, morì in casa di detto Antonio suo fratello senza figli. Antonio in detta baruffa lui ancora restò un poco tocco, ma quasi niente, mentre era Caporione. Aurelio ne fu incarcerato per sospetto d’intelligentia, gli fu data la corda, ma non confessò mai
".
Il Governatore di Roma l'11 settembre 1555 mise una taglia di 100 scudi a chi avesse catturato Alessandro, ma inutilmente.

[5] )            Vedi "Piazza Paganica" – Sant'Angelo.

[6] )            Dietro San Benedetto esisteva una Sinagoga (tempio degli Augustei), altra era quella degli Agrippensi, una terza alle falde del Gianicolo ed una quarta nelle vicinanze di Porto.

[7] )            « Roma beneficiorum memor in Ecclesiam transtulit Domum quam juvenis Benedictus incoluisse fertur ».

[8] )            Sarebbe venuto a Roma, per studiare, nel 492. Era figlio di Eubropio e nepote del console Giustiniano. Rimase nell’Urbe fino a 17 anni, poi si ritirò in solitudine a Subiaco da dove nel 529 si trasferì a Monte Cassino.
È comunque inverosimile che l’immagine, seppure staccata dal muro e posta su tela, fosse coeva di S. Benedetto, dato che data del XIII secolo.

[9] )            "A dì 21. Marzo 1597. morse il Rev. Don Celio, Rettore di questa Chiesa e, sotto il quale, fu, alla Parrocchia di S. Benedetto, riunita quella di S. Lorenzo in Piscinula. Chiesa diruta vicino alle sponde del Tevere, ciò che accadde nel 1578, come narra il Vasi nel VI suo Libro delle magnificenze di Roma antica e moderna, (in fol. obl. fig., Roma 1756. pag. XLVIL), ed è perciò che, da indi in poi, venne questa Chiesa talvolta denominata sotto ambedue i titoli, cioè de' SS. Benedetto e Lorenzo in Piscinula, ed il Rettore di S. Benedetto cominciò a godere anche delle rendite della distrutta Chiesa di S. Lorenzo, consistenti in alcune casette con orti presso la riva del Tevere, ove a'tempi dell'Abbate Costantino Gaetani ancora se ne vedevano le vestigia a lato del Ponte Cestio, ossia di S. Bartolomeo, come egli lo asserisce nella citata sua Dissertazione".

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Lapidi, Edicole e Chiese :

- Piazza in Piscinula
- Via in Piscinula
- Chiesa di S. Benedetto in Piscinula - interno
- Chiesa di S. Benedetto in Piscinula - Lapidi

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