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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Piazza della Suburra - (R. I – Monti)   (vi concorrono via Leonina e via Urbana)

Subura[1], quartiere popolare a fabbricazione intensiva "Famae non nimium bonae puellas – Quales in media sedent Subura”.

Vi si svolgeva un grande traffico, giacché era il punto per il quale si doveva necessariamente passare per giungere dalla porta Viminale, al "forum magnum” ed al palazzo imperiale. Anche i "castra pretoria” avevano col Palatino questa unica via.
Pel “Vicus collis Viminalis”, “vicus Patricius (via Urbana), "Suburra", "Argiletum", si riusciva al Foro Romano.
Ma la Subura ebbe importanza fin dai primordi dell’Urbe[2].

Abitata dai Titii, dette origine alla città del Septimontium, aggiungendosi alle altre tre cime dell'Esquilino[3]: "Oppio", "Cispius" e "Fagutal", con le tre del Palatino: "Palatio", “Cermalus" e "Velia".

Fece parte, nella città Serviana (circa 425 ha) dalle quattro regioni (Suburana (Celio), Esquilina, Palatina e Collina) di quest'ultima, e nella divisione Augustea[4], si intitolò ad “Isis et Serapis”, IIIa delle 14 regioni[5] dell'ordinamento di Augusto.

Questi, quando volle costruire il suo Foro e il Tempio di Marte Ultore, per il voto fatto nel 42 a.C., durante la battaglia di Filippi, isolò[6] la nuova zona monumentale dal popolare quartiere della Suburra con quel muro di cinta (che è tuttora in piedi) alto e di pietra gabina e peperino, ritenuti refrattari al fuoco, che spesso devastava la Suburra stessa.

Qui, ai tempi di Gallieno (253-268) si erano collocati i rigattieri giudei, trasferitisi poi a Monte Giordano.

Della festa dell’ ”October Equus[7] in onore di Marte, agli idi di ottobre (ob frugum eventum), era presso la "Manilia turris intra Suburrae regionem” che ne avveniva la conclusione.
Infatti la testa del cavallo di destra, della quadriga vittoriosa nei “Magni circenses”, ch’era stato immolato nel campo di Marte, disputata fra i Sacraviensi ed i Mamili era, se rimasta in loro mani, confitta da questi alla suddetta torre che “a Manilio nomen accepit”.

Anche nel medioevo la via della Suburra, anche perché prossima alla Basilica Liberiana, fu molto battuta e poiché la regione circostante presentava un aspetto semi rurale, quando papa Niccolò V (1447-55) iniziò la restaurazione dell’Urbe, per invogliare i cittadini ad abitare questa parte della città, offrì questa strada come zona franca di gabelle, che altrove gravavano sui vini e le derrate. Il posto ebbe perciò il nome di Franco anche quando tale franchigia si estese alla via in Selci fino all'arco di S. Vito.

Numerose le chiese ch’ebbero l'attributo “in Subura”; Santa Agata in Capite Suburrae; San Salvatore de Subura; Ecclesia SS. Sergi in Suburra, dove esisteva fin dal IX secolo un monastero di monaci detto "Canelicum”.

La Suburra[8] ha parecchie curiose etimologie, secondo una "Descrizione di Roma antica" di due secoli addietro: "così appellavasi perché era la più frequentata di Roma".

Andrea Fulvio (XVI sec.) scrive: "si diceva suburrana per essere una delle quattro parti nelle quali fu divisa la città da Servio Tullio". Giovanni Giacomo Panciroli scrive (XVII sec.) che "Suburra” si dica ora scorrettamente, in vece di suburbia, perché questi luoghi venivano abitati dal popolo, sebbene situati fuori le mura della Città, che in appresso, essendo state dilatate, vi fu racchiuso il suddetto luogo conservando il suo primiero nome di Suburra".

E Gaetano Moroni nel "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica"[9] dice; "alcuni aver fatto derivare il nome di Suburra dalla parola ´´soccorso´´, abitando in tal luogo persone da soccorrere l’Esquilie”.

Francesco Guadagni afferma "che la Suburra dell'antica Roma fu una via maledetta ed infame e non solo per essere la tana di sozze lupe, le quali per denaro davano il loro corpo a vergogna, ma ancora perché in ogni notte i ladri vi ricavavan profitto spacciando il maltolto e così, per la dolcezza del guadagno, si rafforzava il nocevole ardire".

Si spiega per questo la predilezione dei rigattieri fino ai tempi di Gallieno (253-268)


[1] )            “A suburendo, quod in ea regione Romae aliquando subustionibus paludeta siccata sunt” (Varro, LL V.48).

[2] )            « Suburam…ab eo quod fuerit sub antiqua urbe » (Varrone).

[3] )            L'Esquilino ebbe anche il nome poi di Monte "Superagio”, parola contrafatta dalla pronuncia del popolo di "super aggerem", reminiscenza del famoso aggere di Servio Tullio che correva appunto nella parte più alta della Suburra (Santa Maria Maggiore).

[4] )            Con l'XI secolo era cessata ogni memoria dell'antica ripartizione tanto augustea quanto ecclesiastica. Comincia allora ad apparire l'embrione di una ripartizione nuova, la quale, se topograficamente non ha a che fare colla ecclesiastica e con la civile, si riannoda però a quest'ultima mediante evidentissimi vincoli di località che si fanno ascendere fino a 26.

[5] )            Durarono così indicati circa il VI secolo. La città fu poi divisa in 10 regioni di cui l'ultima era detta "Urbis Ravennatum” (Trastevere). Furono 13 quando fu ripristinata l'autorità senatoria: In Urbe sunt tredicim regiones quae corrupto vulgari vucabulo dicuntur Rioni”. Ritornarono 14 nel 1586 per disposizione di Sisto V.

[6] )            « Primae fauces » era quella specie di porta che isolava la Suburra dal centro monumentale, che doveva essere possima alla "Prefettura Urbana" (San Pietro in Vincoli). Nei tempi primitivi, prossimi alle Primae fauces, esistevano un macellum ed un forum Piscarium.

[7] )            October Equus, in onore di Marte come Dio fecondatore agli idi di ottobre (ab frugum eventum). Veniva immolato nel campo di Marte, il cavallo di destra che aveva riportato la vittoria nei “Magni circenses” e la sua coda recisa portata in corsa alla Regia, dove il sangue che ne colava, stillato sui carboni ardenti, veniva raccolto e serbato dalla Vestale Massima, per la solenne lustrazione del 21 aprile, insieme con le ceneri delle Fordicidie (sacrificio di una vacca alla dea Vesta). La testa se la disputavano i Sacraviensi e i Mamili, i primi per configgerla ai muri della Regia e i secondi alla Torre Manila nella Subburra, se se restavano vincitori.

[8] )            Vi si punivano i malfattori: "cruenta pendent qua flagella tortorum” (Mart.). Era un quartiere ricercato per i pasti succulenti e per la buona frutta, a causa delle numerose osterie e taverne. Giulio Cesare “abitavit in Subura modicis aedibus” prima di abitare nella via Sacra.

[9] )           Prossimo alla Sapienza, era il palazzo già dei Baldinotti, acquistato nel 1700 dal cardinale Gaspare dei conti di Carpegna di Monferrato, che era stato abitato da Clemente XI (1700-21) ed  in  seguito  da  Gaetano  Moroni  (1802-83),  già  barbiere  del  carmelitano  fra’  Mauro Cappellari, eletto poi papa come Gregorio XVI (1831-46) e del quale diventò primo cameriere e quindi continuo bersaglio delle frecciate del Belli. Eruditissimo, scrisse il "dizionario di erudizione storico-ecclesiastica" (105 Vol.).

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Piazza della Suburra - Lapide Alessandro VI

Piazza della Suburra - Edicola

Lapide che ricorda il restauro della Chiesa di San Salvatore de Subura (detta delle tre immagini per la trinità che era affrescata sulla sua facciata) effettuato da Stefano  Copo, delegato apostolico sotto Alessandro VI (1492-1503).

Piazza della Suburra - Lapide Alessandro VI-1

Piazza della Suburra - Lapide Alessandro VI-2

Piazza della Suburra - Lapide Alessandro VI-3

Piazza della Suburra - Lapide Alessandro VI-4

Piazza della Suburra - Edicola

Piazza della Suburra - Avviso curioso

Piazza della Suburra - Edicola
Parte superiore

Piazza della Suburra - Edicola
Parte intermedia

Piazza della Suburra - Edicola
Lapide

Piazza della Suburra - Edicola
Basamento - Stemma di Stefano Copo

Piazza della Suburra - Edicola della Madonna con Bambino del XVIII sec.

Piazza della Suburra - Folclore locale

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