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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Via delle Sette Sale [1]- (R. I – Monti)   (da Piazza San Pietro in Vincoli a Viale del Monte Oppio, fino al 1870 a via Merulana)

"È questo il nome volgare di un locale prossimo alle terme di Tito, e che altro non era che una vasta conserva di acqua per provvedere al bisogno delle suddette vicine terme. L'edificio consiste in nove grandi corridori, e si dissero sette forse perché tante ne furono scoperte al principio. Da ciò ha attratto il nome alla strada come era ben naturale". (Rufini - 1847).

Il pavimento e la parete, intonacate in "opus signinum" conservano l'acqua che vi immetteva  un  ramo  dell'acquedotto  Claudio.   Il corridoio  di  mezzo  è  lungo metri 46,50, largo metri 4,50 e alto metri 2,90; i due estremi laterali, che sono i più corti, misurano 37,20 m di lunghezza, ma sono eguali agli altri per larghezza e altezza.

La "domus aurea", che era stata interrodotta nella costruzione per la morte dell'imperatore (54-68) e che Ottone (69), nei suoi tre mesi di regno, aveva tentato di completare, spendendovi più di 20 milioni, fu dai Flavi, che volevano così accattivarsi la benevolenza del popolo[2], trasformata in modo utile. E ci riuscirono.
Cominciò Vespasiano (69-79), lasciandone solo una piccola parte per sé, ad abbattere gli edifici. Tito (79-81) continuò l'indirizzo paterno e, a fianco di quel che era rimasto della Domus Aurea, costruì uno stabilimento termale, le "terme Titianae"[3] che furono compiute da Domiziano (81-96).

Iniziò questi la costruzione anche delle terme vicine, dette del tardo medioevo "Thermae Domitianae sive Traianae” oppure: "Thermae Domitianae quae nunc cognominantur Traianae[4]”. Ma per quanto grande possa essere stata la sua opera, è certo che il maggior costruttore ne fu il secondo degli Antonini, Traiano  M.Ulpio (98-117) che dette il nome all'edificio, da lui inaugurato verso il 110.
È in queste terme, che per la prima volta, fu permesso il bagno in pubblico alle donne ed è sotto il portico dell'edificio che, durante le feste Saturnali si esponevano quelle piccole immagini, dette "sigillaria".[5]

Le due biblioteche (latina e greca) create nelle “thermae Domitianae quae nunc cognominantur Traianae”, perché ricreassero lo spirito, dopo la fatica del corpo, sono due grandi esedre del recinto esterno addossate ad una piccola abside (si vedono da Viale del Monte Oppio).

Hanno una doppia fila di nicchie rettangolari alle pareti, per dar posto ai libri contenuti negli scaffali, che, per quelli del secondo ordine, potevano essere raggiunti attraverso un ballatoio che correva lungo i muri, sui quali si vedono adesso i grossi incastri per fermarvi il detto ballatoio.
Alternate alle nicchie rettangolari vi sono quelle a sezione semicircolare a scopo decorativo.
Si vede che la costruzione del muro, poggiante su robusti archi di scarico sopra le nicchie e con una cortina laterizia a scopo preservativo, fu eseguita secondo un criterio strettamente funzionale.
Son queste le Terme fiancheggiate dalla via delle Sette Sale, in direzione nord-ovest, ed è fuori delle costruzioni Traiane la cisterna che ha dato il nome alla strada.

Santa Maria della Purificazione (dietro San Pietro in Vincoli) situata al n°24 della via delle Sette Sale (da non confondersi con quella, prossima alla Basilica Liberiana e incamerata nel Palazzo Brancaccio[6]) …..

“Mario Ferro Orsini, Nobile Romano, eresse l’anno 1589 da fondamenti questa Chiesa ed il Monastero che dotò di sufficienti entrate per un determinato numero di monache, seguaci della Regola di Santa Chiara”.
Benedetto XIII consacrò la Chiesa insieme coll’Altare maggiore l’anno 1726.
Il Monastero poi vien governato da una Congregazione di Deputati, fra quali deve esser sempre un Padre Barnabita di S. Carlo a' Catinari ed ha per protettore un Cardinale
»[7].

Nel 1870, lo Stato sequestrò, nell’incameramento dei beni religiosi, la cosiddetta “Vigna di S. Pietro in Vincoli”.
La proprietà fu messa all'asta ed acquistata dai Canonici Regolari Lateranensi.
La chiesa, trasformata nel corso del XIX sec., è stata adattata, negli anni 1960 a refettorio dell'annesso collegio di San Vittore. di S. Maria in Monasterio[8]


[1] )            Presso le Sette Sale, Vespasiano (69-79) aveva una modesta casa (III Reggio-Isis et Serapis) dove nacque Tito nel 41 d.C.   Svetonio Caio Tranquillo dice che lo stabile, al suo tempo, era ancora conservato e visibile, ma scrive: "sordidis aedibus, cubiculi vero preparvo et obscuro”. E ciò fin dall'origine per la modestia di Vespasiano.

[2] )            Tacito, Ann. XV, 52 la dice: "invisa et spoliis civium estructa domus” e Svetonio “Nero” 39 riporta la satira fatta dai romani: "Roma domus fiet. Vejos migrate Quirites – Si non et Vejos occupet ista Domus”.

[3] )            In Piazza del Colosseo pilastri con semicolonne addossate e tratti di muratura laterizia. In Via della Polveriera, abside in laterizio, sono ruderi delle terme di Tito.

[4] )            L'acqua Traiana affluiva alle Terme.

[5] )            “sigillari” dalle piccole effigi in forma di sigilli offerte in espiazione agli Dei Lari.

[6] )            Vedi via Merulana (Monti).

[7] )            Silvio Valenti, Descrizione di Roma antica e moderna, 1750.

[8] )            La cappella di S. Maria in monasterio è indicata con il n°61 nella planimetria del Nolli.

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