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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Piazza di Sant’Apollonia [1] (R. XIII – Trastevere) (vi convergono: via della Longaretta, via del Moro, contigua a piazza di Santa Maria in Trastevere)

Così chiamata per la chiesa omonima, consacrata nel 1582, limitrofa alla casa di Paluzza dei Pierleoni, dai quali fu trasformata in convento ”per le bizzoche del terzo ordine di S. Francesco”.
Nel XV sec., le bizzoche ottennero la conferma da Niccolò V (Tommaso Parentucelli - 1447-1455), mentre Pio V (Antonio Michele Ghislieri - 1566-1572) le ridusse a clausura e, per ingrandire la casa, vi furono unite due piccole chiese, che furono demolite, S. Cristoforo e S. Apollonia de Oliva [2]..

È tradizione vi sia stata accolta la Fornarina, è storico che vi fu detenuta la moglie di Giuseppe Balsamo (Cagliostro 1743-1795) dopo che ebbe denunziato il marito [3].
Il Balsamo morì il 5 settembre del 1795 “da lettere da S. Leo si è avuta notizia che il Cagliostro, detenuto in vita in quel forte per le sue scellerataggini, sia stato sorpreso da un colpo di apoplessia...dopo qualche ora....morì”.

Quasi di fronte a S. Apollonia sorge la chiesa dei SS. Margherita ed Emidio, eretta nel 1288 sotto Niccolò IV (Girolamo Masci - 1288-1292).  Riedificata nel 1564 a cura di Donna Giulia Colonna, vi fu, da lei annesso un convento per “Bizoche senza voto di clausura. In origine dicevasi “S. Margherita della Scala”, poi si chiamò di Santa Elisabetta.

In un casamento attiguo a Sant´Apollonia vi fu la fabbrica dei tabacchi, prima che Pio IX la trasferisse a Piazza Mastai.

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[1])            Vuole una tradizione che, nella piazzetta, vi abbia abitato Raffaello e che vi abbia ivi eseguito la tavola della Trasfigurazione.

[2]               Nel 1798, durante, l’occupazione francese di Roma, l’intero complesso fu adibito a caserma e subì notevoli danni e, in seguito, fu acquistato dalla marchesa Andosilla che ne fece dono alla Congregazione del Sacro Cuore di Gesù, che vi avrebbe dovuto stabilire la propria sede, cosa che non avvenne poiché le religiose giudicarono il complesso troppo piccolo per le loro esigenze.
Nel 1888, la Chiesa, dopo essere passata in proprietà dell’Opera Pia Regina Margherita, subì una radicale trasformazione, ad opera del capomastro Luigi Angelini e fu adibita ad abitazione civile, mentre in alcuni ambienti del monastero fu ricavato, agli inizi del novecento, il Teatro Belli, poi chiuso e abbandonato e riaperto al pubblico negli anni 60 del novecento, con il nome di “Teatro Amor”. La facciata dell’antica chiesa, a due ordini scanditi da quattro lesene, era conclusa da un timpano triangolare. Nell’ordine inferiore, al centro, appariva un semplice portale, tra due piccole nicchie arcuate vuote, sul quale era l’epigrafe: “ECCLESIA S. CLARAE ET S. APOLLONIAE V. ET M.”. Al di sopra di questa era un affresco in una cornice circolare, che raffigurava la santa, così come appare in una straordinaria incisione di Giuseppe Vasi (1710-1782). Nell’interno della chiesa, ad una sola navata, lungo le mura di ambito erano posti quattro altari, due per lato ed uno nell’abside, dedicato alla Santa.
(da “Roma, Chiesa Scomparse”  di Ferruccio Lombardi – Fratelli Palombi Editori – 1996)

[3] )            2 gennaio 1790 – “Nella sera venendo di Lunedì, per ordine dei Superiori fu arrestato da un picchetto di granatieri del regimento dei rossi e condotto con una carrozza a Castel Sant’Angelo, l’uomo già cognito e particolare signor Giuseppe Cagliostro e parimenti fu arrestata la sua consorte e condotta nel monastero di S. Apollonia....”  Fu arrestato il 27 dicembre 1789.

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Lapidi, Edicole e Chiese :

- Piazza di S. Apollonia

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