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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Piazza delle Tartarughe (oggi piazza Mattei) (R. XI – Sant’Angelo)  (vi convergono: via dei Funari, via Paganica, via dei Falegnami, via della Reginella, via di Sant’Ambrogio)

La piazza, oggi richiamata Mattei, era in antico occupata dal Portico di Filippo e una piscina, già collocata “davanti al templum Herculis et Musarum[1],  le dette il nome di "platea piscinae”, tramutatasi in piazza della Posta per le numerose stalle che vi erano allocate (da cui il nome di strada Postina ora Via di S. Ambrogio - vedi - Sant’Angelo).

“Vulgariter appellata dominorum de Matheis”  si chiamò delle Tartarughe quando Alessandro VII (Fabio Chigi - 1655-1667) nel restaurare la fontana, che vi era stata fatta costruire dai Conservatori, Deputati e Caporioni di Roma nel 1589, vi aggiunse il motivo delle tartarughe, sospinte dagli efebi nella tazza superiore, nel 1666.

La fontana, per deliberazione consigliare capitolina del 28 giugno 1581, fu affidata per l’esecuzione al maestro fiorentino Taddeo Landini (+ 1596) il quale si valse della collaborazione di Giacomo Della Porta (1539-1602) in "Platea Piscinae alias noncupata donorum de Mattheis pro una vasca”.

Come previsto nei “capitoli   et  conventioni dell'opera della fonte di Piazza Matthei. Actum in Capitolio, in Palatio Dominorum Conservatorum, die 28 Iunii 1581”, la spesa era stabilita in 1000 scudi ed era salita, nella primavera del 1586, ad oltre 1300 scudi, ma la difficoltà maggiore era l’alimentazione della fontana con l’acqua Vergine che era insufficiente e stentata. Si ricorse allora all’acqua Felice che il regnante Pontefice (Sisto V)  aveva portato a Roma e la fontana poté funzionare. Solo più tardi l’acqua Felice fu sostituita dall’acqua Paola.

I quattro efebi che erano stati progettati in marmo furono poi eseguiti in bronzo, mentre giocano ciascuno col proprio delfino e, approfittando dell’identica mossa delle loro braccia alzate, Alessandro VII (Fabio Chigi - 1655-1667), come sopra detto, vi aggiunse il motivo delle tartarughe.

Di fronte alla fontana, il primo palazzo costruito dai Mattei al di qua del Tevere [2].

È certo l’abbia edificato Jacopo Mattei, dopo che un Giovanni della sua casata si era già stabilito al di qua del ponte; quel Giovanni che fu uno dei "sette signori" che  il  29  maggio  1435  "tolsero  lo  Stato  a  papa  Eugenio  IV”  (Gabriele Condulmer - 1431-1447) [3].

Il palazzo, che si crede sia stato più ampio dell’attuale, sorse su alcune case, quasi distrutte, appartenenti al Monastero di Santa Maria Dominae Rosae (S. Caterina de´ Funari).

La facciata venne decorata da pitture e chiaroscuri di Taddeo Zuccari (1529-1566) dovute al fatto che: “ragionando messer Jacopo Mattei, gentiluomo romano, con Francesco di Sant’Agnolo di voler fare dipingere in chiaroscuro la facciata di una casa, gli mise innanzi Taddeo, ma perché pareva molto giovane a quel gentiluomo, gli disse Francesco che ne facesse prova in due storie e che in quelle riuscendo, avrebbe seguitato”. “Avendo dunque Taddeo messo mano all'opera, riuscirono siffatto (a tal punto) le due prime storie, che ne restò messer Jacopo, non pur soddisfatto, ma stupito”.

Le pitture   rappresentanti   le  gesta  di  Furio  Camillo  l’espugnatore  di  Veio  (401 a.Ch.) ed il vincitore dei Galli (390 a.Ch.) sono scomparse.

A lato della piazza v’era nel ‘500 il palazzo di Costanzo Patrizi che fu da questi venduto, per 30.000 scudi, a Prospero Costaguti, marchese di Sipicciano, discendente di quell’Andrea che fu “mercator genuensis in Urbe”. Il Costaguti, nella ricostruzione del palazzo, incorporò una vecchia casa che aveva lo stemma degli Alli sull’architrave e la dicitura: “Lodovicus de Allis”.

Un arco (Arcus Calcariorum),  forse un avanzo del portico di Filippo immetteva qui, nella via Ferrariorum, chiamata poi della Reginella.

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[1] )            Ercole Musagete - Tempio dedicato da M. Fulvio Nobiliore, dopo il trionfo riportato nel 187 a.Ch.  sugli Etoli e votato ad Ercole,  condottiero delle Muse, due anni prima, quando era console. Faceva gruppo col portico di Ottavia ed aveva nell’interno una statua di Ercole in atto di suonare la lira e le nuove statue delle Muse in bronzo e di piccole proporzioni (Erano state  asportate da Abracia, presa da Fulvio Nobiliore nel 189 a.C.), una base delle quali, col nome del fondatore fu scoperta nei pressi della chiesa di Sant’Ambrogio.  Nelle pareti della cella del tempio fu fatta scolpire dal fondatore, per la prima volta, una copia completa dei Fasti romani.
Nell’anno 29 a.C., al tempio fu da L. Marcio Filippo, patrigno di Augusto, aggiunto un portico che da lui prese il nome. Portico e Tempio “Herculis Musarum" restarono in piena efficienza fin nel tardo Impero e dovettero essere restaurati dopo l’incendio dell’81. Occupava ancora la piazza, con le sue rovine, nel IV secolo.

[2] )            Vedi “Piazza Paganica” (Sant´Angelo).

[3] )            La fronda, cappeggiata dai Colonna, impose un governo comunale autonomo, costringendo il Papa all’esilio.

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Lapidi, Edicole e Chiese :

- Piazza Mattei

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