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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Via de’ Polacchi (R. XI - Sant’Angelo) (da via delle Botteghe Oscure a piazza Margana)

La chiesa di S. Stanislao dei Polacchi, detta, da prima, San Salvatore in Pensili, ovvero "in Palco", dà il nome alla presente strada.
La detta chiesa fu concessa alla nazione polacca quando, verso l’anno 965, abbracciarono la religione cattolica.

L’etimologia dell’attributo “Pensili” è, per alcuni, il nome proprio dato ai lupanari nel medio evo: “pisilli, palchi, pensili” e sarebbe stato da uno di questi, propinquo alla chiesa, che questa avrebbe preso il nome.
Altri ne attribuiscono l’origine, all’essere il tempio fondato sulle arcuazioni del circolo Flaminio (Teatro di Balbo [1]), altri ancora dal vocabolo di origine germanica “pisil”, usato, nel medioevo, con significato di forno, camera riscaldata. Ed essendo la zona, detta de “Calcarario”, dalle fornaci che riducevano in calce statue e marmi, può tale origine essere la vera.
In una iscrizione del 1285, di Onorio IV (Giacomo Savelli - 1285-1287), la chiesa è chiamata “S. Salvatoris in Pensili de Sorraca”, nome quest’ultimo che le deriva da una famiglia e che in un documento del 1774 è detto ”de Surruca”.

Tutto il quartiere intorno a S. Stanislao dei Polacchi, fabbricato sui fornici del circo Flaminio (Teatro di Balbo), appariva irto di fortificazioni.

Nel 1527, durante il sacco, in una torre vicina alla chiesa, si rifugiarono fra gentiluomini e dame una sessantina di persone, che per disgrazia o tradimento saltarono in aria con la torre, dove avevano incautamente accumulato una grande quantità di polvere pirica.

San Stanislao dei Polacchi mantenne il nome di S. Salvatore fino al XVI secolo.
Nel 1578, prese definitivamente il nome di San Stanislao dei Polacchi quando il cardinale Osio l’ottenne da Gregorio XIII (Ugo Boncompagni - 1572-1585), con la bolla del 15 ottobre 1578.

La chiesa, che aveva ospitato la “Mercantia Urbis", primo nucleo corporativo di Roma medievale, fu completamente rinnovata ed il cardinale Osio, polacco, “compassionando lo stato infelice de’ pellegrini della sua nazione”, vi annesse un ricovero dove i romei ricevessero “alloggio e vitto per quel tempo che si stima necessario e occorrendo che fossero ammalati, si ritengono e governano, provvedendoli di quanto hanno bisogno per la loro salute sin a tanto che siano perfettamente guariti, aiutandosi ancora i poveri della medesima Nazione con altre elemosine”.

Nel 1591, la riedificata chiesa nazionale polacca mantenne la dedica a San Stanislao dei Polacchi che, da  allora,  vi  celebrarono  le  loro  feste  nazionali,  sempre  con  l’intervento  dei pontefici nelle cerimonie più solenni.
Il tempio, rinnovato ancora fra il 1739 e il 1735, ha perduto ogni traccia dell’edificio medievale [2].
Chiusa al culto durante il primo (1772) e secondo smembramento (1793) della Polonia, la chiesa fu riaperta l’11 marzo 1920, dopo la prima guerra mondiale (1915-1918) e la rivoluzione bolscevica, vittoriosa dell’esercito bianco (18 novembre 1919). Oggi è la chiesa dei profughi nazionali.

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[1] )            Nel periodo in cui l’autore ha scritto questo testo, si riteneva che il circo Flaminio si trovasse dove oggi è accertato essere il teatro di Balbo.

[2] )            L'ingresso è per via Botteghe Oscure (n.14-15).

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Lapidi, Edicole e Chiese :

- Via dei Polacchi
- Vicolo dei Polacchi

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