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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Piazza_di_S_Paolo_alla_Regola-Chiesa_di_S_Paolo_alla_Regola

La sua opera di predicatore della fede si svolse, con molta probabilità, qui dove, già dopo la sua morte, fu stabilito un oratorio a lui dedicato, chiamato “ Schola Pauli”.
Di quell’epoca sono stati recentemente scoperte strutture di origine romana su quattro livelli (due interrati e due in elevazione), appartenenti a “domus e insule” rimaneggiate e sopraelevate in tempo medievale, prospicenti la via di San Paolo alla Regola che ricalcano perfettamente il “Vicus Aesculeti”, allora collegamento importante tra l’Est e l’Ovest di Roma.
Il “liber pontificalis” ricorda i restauri dell’oratorio effettuati dai papi Gregorio II (715-731) e da Adriano I (772-795), ma la prima documentazione risale al 1186, in una bolla di Urbano III (1185-1187), dove la primitiva chiesa è chiamata “San Paulus de Arenula”, come filiale della chiesa di San Lorenzo in Damaso.
La chiesa è poi regolarmente citata nell’elenco (1192) di Cencio Camerario (1150-1227) “Sancto Paulo de Aureola”; dell’anonimo di Torino (c. 1320) “Ecclesia Sancti Pauli de Arenula habet I Sacerdotem” e nel trattato “De juribus” nel quale sono elencate le chiese di Roma (c. 1425) da Nicola Signorili (+1428), segretario del Senato Romano.
Nell’elanco di Pio IV (Giovanni Angelo Medici – 1559-1565), delle chiese soggette a tassazione, è citata come: “San Paulo et Cesareo nel rione Regola”, dove San Cesarino, prossima a San Paolo (detto anche San Paolino), aveva un’iscrizione relativa alle reliquie del tempo di Urbano II (Odon de Lagery - 1088-1099).
La chiesa di San Paolo viene creata parrocchia nel 1539, avendo come filiale quella di San Cesarino, fino al 1594, quando Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini – 1592-1605), a causa delle sue precarie condizioni, passò la parrocchia a Santa Maria in Monticelli.
In questi anni di vita parrocchiale, la chiesa ospitò numerose corporazioni di diversi mestieri che vi facevano capo per festeggiare le loro ricorrenze.
L’ “Universitas Mercatorum Vaccinariorum, vel Laniorum, vel Coriariorum (conciatori)” ebbe da Giulio II (Giuliano Della Rovere - 1503-1513) la chiesa di San Paolino alla Regola che mantenne fino al 1570 quando Pio V (Antonio Michele Ghislieri - 1566-1572)  le concesse l’altra chiesa di Santo Stefano  in  Silice  (anteriore al  X  secolo,  poi  dedicata  a  San  Bartolomeo  dei  Vaccinari  - Nolli n. 748).
Aderiscono, anche, il mestiere dei Cappellari, dei Conciatori di pelli (1552), dei Mercanti di vino (1730), dei Barbieri e dei Cicoriari (1800).
Con la fine della parrocchia (1594), gli Agostiniani Scalzi acquistarono la proprietà della chiesa e del convento per 330 scudi.
Una documentata visita apostolica, del 1566, aveva già descritto la chiesa in uno stato di avanzata fatiscenza: “San Paolo della Regola è nella strada dei Vaccinari; ha un portico dinanzi ed un cancello. Le reliquie della Chiesa se dice che furono trovate nella chiesa di San Cesarino. Unita a detta parrocchiale, quale chiesa di San Cesario, è sulla ripa del Tevere ivi appresso. L'altare è mediocremente tenuto, le reliquie sono annotate in una pergamena ivi appiccicata, la chiesa ombrosa, assai humida et mal lastricata”.
In una stampa del 1618, si desume che la chiesa medievale fosse a navata unica con abside circolare, copertura a doppio tetto spiovente e campanile, con portico e vestibolo, affiancato da un convento.
Sotto Paolo V (Camillo Borghese – 1605-1621), i monaci Agostiniani iniziarono una politica di allargamento della proprietà, con l’acquisto di edifici limitrofi, al fine di fondare un noviziato e si impegnarono in un restauro del complesso in profondità (condizione inclusa nell’atto d’acquisto).
Nel 1619, forse per difetto di risorse, gli Agostiniani passano la proprietà all’Ordine Francescano della Nazione Siciliana.
Questi, impostarono, nella proprietà medievale rinnovata, un collegio della Nazione Siciliana, fornito di un’importante biblioteca e, quindi di un centro studi di tale livello da ricevere il patrocinio dei reali di Spagna. Nel 1694, i Francescani edificheranno un ulteriore edificio destinato ad ospitare un’Accademia Teologica.
Nel 1687, i monaci chiesero alla Camera Apostolica la facoltà di costruire una nuova chiesa e un nuovo convento e, ricevutone il beneplacito, incaricarono un loro noto confratello, padre Giovan Battista Bergonzoni (1628-1692), di curarne il progetto e la realizzazione.
I lavori, iniziati intorno al 1690, si conclusero, sotto la guida di Giuseppe Sardi (1680-1770), verso il 1699, con un impianto simile a quello medievale per la chiesa, a navata unica, con due cappelle laterali ed il convento di dimensioni immutate, mentre la facciata, progettata da Giacomo Ciolli (1704-1734), fu completata nel 1721. In contatto con l’abside della chiesa, furono realizzate alcune modeste case di abitazione, demolite e ricostruite (1642-1643), a due piani, a scopo d’investimento.
La chiesa fu consacrata, nel 1728, da monsignor Camillo Cybo (1681-1743), creato cardinale da Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini – 1724-1730), l’anno successivo.
Il disegno della piazzetta antistante la chiesa, che era altrimenti costretta in una angusta via, fu realizzato tra il 1705 e il 1706, dopo la demolizione delle case antistanti.
Per maggior decoro, i Francescani acquistarono il palazzo di fronte la facciata della chiesa e lo ricostruirono (1705), come lo vediamo oggi.
Sul filo della facciata della chiesa, fu realizzato poi, tra il 1740 e il 1750, il noviziato per i giovani aspiranti siciliani.
A distruggere quanto era stato accumulato dai frati Francescani in quasi 180 anni, fu l’esproprio dei beni mobili ed immobili eseguito dalla Repubblica romano-napoleonica, del 1798-1799. Tra i beni mobili, la preziosissima biblioteca fu asportata e dispersa!
I frati tornarono in possesso del complesso nel 1800 e furono subito occupati al restauro della chiesa e del collegio, degradati dall’occupazione francese e, dopo il terremoto del 1811, con epicentro sui colli albani, si dovette procedere ad opere di consolidamento, necessariamente complesse.
Nel 1855, fu restaurato e ornato l’antico oratorio di San Paolo, vicino all’abside, ultimo residuo dell’epoca medievale, restaurato ancora, nel 1929, dalla Sovraintendenza ai Monumenti di Roma, sotto la direzione di Antonio Muñoz (1884-1960).
Nel 1913, era partito il progetto del nuovo Ministero della Giustizia, che, sospeso durante il primo conflitto mondiale, si concluse nel 1929. Dell’intero complesso dei padri Francescani restarono solo la chiesa e il collegio, il resto fu demolito per dar posto al nuovo ministero.
La chiesa è titolo cardinalizio dal 1946, per concessione di Pio XII (Eugenio Pacelli – 1939-1958).

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