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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Piazza_Farnese-Palazzo_Fuconi_Pighini_del_Gallo_al_n_44 (2)

I lavori si svolsero tra il 1523 e il 1527, ma già nel 1525, prima della fine dei lavori, il palazzo fu di proprietà di Francesco Fusconi di Norcia (+1553), archiatra pontificio di Adriano VI (Adriaan Florenszoon – 1522-1523), Clemente VII (Giulio Zanobi di Giuliano de' Medici – 1523-1534) e Paolo III (Alessandro Farnese – 1534-1549).
Nel 1553, alla morte di Francesco Fusconi, il palazzo fu ereditato da suo nipote, monsignor Adriano Fusconi (+1579), vescovo di Aquino (Frosinone).
Alla morte di Adriano Fusconi, per un gioco di parentele l’edificio passò ai Pighini.
Un inventario del palazzo conferma la proprietà dei Pighini nel 1594.
I Pighini che avevano acquistato l’insieme di case e botteghe all’angolo tra Campo de’ Fiori e via della Corda, agli inizi del ‘600, divennero gradualmente unici proprietari dell’intero isolato tra piazza Farnese e Campo de´ Fiori.
Alla fine del secolo (XVII), per lo stato di rovina nel quale versavano il palazzo e le sue adiacenze, il Tribunale delle Acque stabilì che si dovesse procedere alla demolizione degli edifici ed alla loro ricostruzione. Scoppiò allora una lunga disputa giudiziaria tra i comproprietari, Carlo Antonio Pighini (+1723) e suo nipote Alessandro Pighini junior, cui mise fine (1705) la mediazione del cardinale Galeazzo Marescotti (1627-1726).
Nel compromesso tra i due contendenti, redatto con l’assistenza tecnica di Francesco Fontana (1668-1708), figlio di Carlo, la proprietà venne divisa e vennero assegnati: a Carlo Antonio il vecchio palazzo Fusconi, due botteghe sul cantone tra piazza Farnese e via dei Baullari e la casa d’angolo a Campo de’ Fiori, mentre al nipote Alessandro il blocco delle botteghe su via dei Baullari e Campo dei Fiori.
Per sua parte Alessandro si conformò alla sentenza del Tribunale delle Acque, facendo appello ad  Alessandro Specchi (1666-1729) per la ricostruzione della sua parte (1706-7), mentre lo zio Carlo Antonio rimase fermo sulle sue posizioni.
Alla morte dello zio, nel 1723, la proprietà tornò ad Alessandro Pighini come unico proprietario che, sebbene in difficoltà economiche, dovette conformarsi alla sentenza del Tribunale. Egli, fece appello all’opera di Galeazzo Tursi (c.1693-1731) genero dello Specchi e/o di Michelangelo Specchi (c.1684-1750) fratello di Alessandro, per comprendere nella ristrutturazione della sua parte anche quella sulla piazza Farnese (1724-25), facendone un solo palazzo quale lo vediamo oggi.
Nel 1772, il palazzo fu venduto a Clemente XIV (Giovanni Vincenzo Antonio Ganganelli - 1769-1774) per il Vaticano.
Prima della fine del secolo XVIII, la proprietà del palazzo risulta della famiglia Curti-Lepri, famiglia originaria di Milano, appena giunta a Roma.
Nel 1824, il palazzo diviene proprietà dei Del Gallo perché  portato in dote di Anna Curti-Lepri (1803-1879) per il suo matrimonio con Luigi Del Gallo (1776-1840) principe di Roccagiovane.
Seguì un periodo di declino (prima metà del XIX secolo) durante il quale parte del complesso fu alienato.
Nel 1847, Alessandro Del Gallo principe di Roccagiovane (figlio di Luigi e di Anna Curti-Lepri) sposa Julie Bonaparte (figlia di Charles-Lucien Bonaparte (1803-1857) e di Zenaïde Bonaparte, ambedue nipoti di Napoleone I) e l’intero palazzo tornò nella proprietà dei Del Gallo e lo è ancora oggi.
In questo periodo la principessa Julie Bonaparte dette vita ad un salotto letterario rinomato in tutta Roma.

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