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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Piazza e via di Porta S. Lorenzo (R. XV – Esquilino) (vi convergono:  via di Santa Bibiana, via di Porta San Lorenzo, via Tiburtina, via di Porta Labicana)

Sulla destra della via, subito prima di piazza Sisto V, la Porta Tiburtina, fatta edificare nel 403 da Arcadio e Onorio[1], si chiamò Taurina dalle teste di toro che l’ornano (bucrani) e Tiburtina per la strada che porta a Tibur (Tivoli), strada che prima usciva dall’Esquilina[2].

Il restauro di Arcadio (377-408) e Onorio (384-423), ricordato dall'iscrizione che si legge sulla fronte esterna della porta, dice che la costruzione avvenne: “egestis immensis ruderibus”.

Sull'arco della porta è appoggiato l'acquedotto augusteo dell'Acqua Marcia, Tepula e Giulia, restaurato da Tito nel 79 e poi da Caracalla (212-13) come è ricordato dalla lapide che vi è posta. “Aquam marciam variis kasibus impeditam purgato fonte excisis et perforatis montibus restituta forma adquisito etiam fonte novo antoniniano in sacram urbem suam perducendam curavit”.

Il nome di Flavio Macrobio Longiniano, prefetto di Roma nel 403, che è inciso sopra l'arco, fa pensare che egli s’occupasse della costruzione della porta.

Nella torre di destra armi di Paolo III (1534-50) e Paolo IV (1555-9), in quella quadrata di sinistra lo stemma di Sisto V (1585-1590).

Il 20 novembre 1347, furono uccisi dai Romani, sulla porta, che volevano violare, Giovanni, Pietro e Stefano Colonna, sepolti poi in Aracoeli.

Una tradizione dice, che le due teste taurine poste sulla chiave esterna ed interna dell'arco della porta, l’una carnosa e l'altra scarnita, significhino che i forestieri arrivano poveri e ripartono ricchi. (Roma “che spiani le crespe della panza - a chiunque ricorre da te”)

A destra della porta, che ha adesso l'arco al livello della strada moderna, seguendo un altro tratto di mura, ridotto da Sisto V ad uso di acquedotto dell'Acqua Felice, dopo alcune torri si vede la traccia di una porta chiusa, che il Nibby crede essere stata la Collatina.

Nell'VIII secolo la porta fu chiamata di S. Lorenzo dalla basilica omonima, della quale dice il Liber Pontificalis; “Eodem tempore  fecit basilicam S. Laurentio Eodem tempore Costantinus Augustus fecit basilicam beato Laurentio martyri uia Tiburtina in agrum Veranum supra arenario cryptae...  In quo loco construxit absidam et exornauit marmoribus purphyreticis” (via San Lorenzo è la strada che esce appunto dalla porta ed arriva alla basilica).

Fu costruita in modo, che il pavimento della basilica corrispondesse al piano delle gallerie cimiteriali, di qui il dislivello che esiste sotto il presbiterio (Basilica ad corpus).

Sisto III tra i 432 e 440 “Fecit autem basilicam sancto Laurentio, quod Valentinianus Augustus concessit, ubi et optulit dona”.

Questa basilica chiamata major del sud[3] fu poi riunita ed incorporata alla prima, della quale ne fece l'aula maggiore, mentre il nartece fu nel XIX secolo trasformato in cappella sepolcrale di Pio IX (1846-78).

Attorno alla basilica costantiniana si aggrupparono a Roma col tempo molti oratori ed edifici minori, cui erano annessi monasteri e case d'abitazione, tanto da formare, come a S. Pietro e a S. Paolo, un piccolo borgo, che fu circondato da un muro.

Di questo, esistevano ancora vestigia sotto Urbano VIII (1623-44): “Basilicam olim totam muro ad instar castri circumdatam fuisse, argumento sunt equidem muri reliquiae, quarum pars magna, viam tiburtinam attingens adhuc superest”.

Anche una casa per l'abitazione gratuita dei poveri vi fu costruita da Sisto III, che: “Idem ad beatum Petrum et beatum Paulum apostolos et ad s. Laurentium martyrem pauperibus habitacula construxit”.

Rinnovata da Pelagio II (579-90) che: “fecit supra corpus b. Laurentii[4] basilicam a fundamentis constructam et tabulis argenteis ornavit[5].

Il Pontefice “demovit tenebras” della Basilica alzando le pareti e sollevandone il tetto cosicché: “his quondam latebris sic modo fulgor inest”. Prolungò la navata aggiungendo due colonne ed ornò di mosaico l'abside e l'arco trionfale.

Provvide anche a demolire la collina dirupata sovrastante alla basilica e che minacciava di schiacciarla: “Eruta Planicies Patuit Sub Monte Reciso – Estque Remota Gravi Mole Ruina Minax”. Nell'iscrizione, elencati i lavori, si accenna agli assedi e alle continue rappresaglie dei Longobardi e conclude: “Tu Modo Sanctorum Cui Crescere Constat Honorem – Fac cum Pace Coli Tecta Dicata Tibi”.

Fino al XIII secolo le due basiliche restarono separate.

Onorio III (1218) le riunì distruggendo le absidi e facendo della Basilica Costantiniana la confessione di quella di Sisto III. Sotto Alessandro IV (1254-61) fu terminata[6].

Un lungo portico, grandioso, congiungeva San Lorenzo con la porta omonima. Di questo portico è notizia al principio del VII secolo come pure risulta che gli accessi dalla Basilica al cimitero di Ciriaca erano ancora aperti: “a tergo altaris (S.Ciriacae) loca conspiciuntur in modum cryptarum quae ut coniicitur sunt ex coemeterio praedicto, ideoque illorum aditus sunt cancellis recludendi”.

Nel cemetero, sulla tomba mai spostata del martire, vera un'iscrizione damasiana, oggi perduta che diceva: "Verbera carnificis, flammas, tormenta, catenas vincere Laurenti sola fides potuit. haec Damasus cumulat supplex altaria donis martyris egregii suspiciens meritum".

_________________

[1]    Fu sulle pietre d’Augusto che Stilicone (359-408) riedificò per Onorio.

[2]     Dalla porta Esquilina partivano a raggiera tre grandi strade: la via Tiburtina vetus, già Gabina, che si dirigeva verso la porta omonima, la via Prenestina verso porta Maggiore, ove si divideva in due con la via Labicana e la via Merulana, che seguendo un tracciato da nord a sud, giungeva fino al Laterano e alle pendici settentrionali del Celio. Una quarta via, della quale ignoriamo il nome, è oggi rappresentata dalla moderna via Labicana, dal viale Manzoni e dalla via Statilia, avendo anch'essa come meta porta Maggiore. Strada certo posteriore alla cinta serviana, non avendo una porta particolare di uscita. All'angolo di via Statilia con Piazza Santa Croce in Gerusalemme furono scoperti cinque sepolcri, tutti allineati e a contatto fra loro altri se ne rinvennero lungo la strada e così pure nella prossima via Conte Verde. (Nell’area a destra della Labicana fra via Principe Eugenio, Conte Verde e Bixio la stazione della II cohors Vigilum).

[3]     “Basilica sanctae Dei Genetricis iuxta basilicam S.Laurentii”.

[4]       Vi si conservano anche i resti dei martiri S. Stefano e  S. Giustino. Di Santo Stefano forse qualche parte perché il corpo è a Venezia nella chiesa di San Giorgio Maggiore. Le reliquie di Santo Stefano vi furono portate nel 1709 da pellegrini reduci da Costantinopoli e da allora, ogni anno, il giorno successivo al Natale, il Doge si recava da onorare quelle reliquie con un cerimoniale di una fastosità immensa.
L'isola di San Giorgio preesistente, probabilmente alla stessa Venezia e la prima chiesa  a  S. Giorgio, risale all'anno 790, mentre il documento dogale il più antico si riferisce alla donazione fattane ai Benedettini. Il primo monastero è del 982, ma incendi, terremoti, crolli e vetustà ne ebbero più volte ragione; sempre però ricostruito ed abbellito.
Dal 1700 la Chiesa ebbe per eponimo anche Santo Stefano è fino all'inizio del XV secolo tutta la parte monumentale dell'isola ebbe strutture gotiche.
Nel 1443 vi restò prigioniero Cosimo dei Medici con Michelozzo Michelozzi che vi portò il gusto rinascimentale che intonò la riedificazione dell'isola.
Circa la metà del 500 fu il Palladio (1808-80) a rifare il Cenobio e la chiesa quale oggi la vediamo.
Nel 800 vi fu tenuto il conclave per l'elezione di Pio VII (dal 30 novembre 799, al 14 marzo 807) e sei anni dopo i Benedettini furono sloggiati dai Francesi che misero tutto a soqquadro asportando una cena del Veronese che, per rinunzia del Canova, è rimasta a Parigi.
Con la caduta, della Repubblica di Venezia (24 agosto 1849), l'isola alloggiò caserme, depositi di armi austriache e poi italiane.
Trasformata in porto franco ebbe baracche, tettoie, casupole e le immense sale furono divise per averne piccoli ambienti.
Nel 1951 con la  cessione per 25 anni alla Fondazione Cini, l'isola sta riprendendo l'antico splendore.

[5]     Vi si conserva pure la pietra col segno delle piaghe di S. Lorenzo, dispostovi appena tolto dalla graticola del martirio. Quest'ultima è a S. Lorenzo in Lucina (Vedi Piazza e Via di S. Lorenzo - Colonna).

[6]      Solo dal 1873 si incominciò il seppellimento dei cadaveri nei terreni presso la basilica di San Lorenzo, lungo la via Tiburtina per quanto il cimitero fu cominciato a costruire sotto l'impero di  Napoleone, compiuto in parte sotto l'impero e benedetto giovedì 3 settembre 1835.

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Lapidi, Edicole e Chiese, lungo la Via:

- Basilica di San Lorenzo: Interno

- Basilica di San Lorenzo: Portico

- Basilica di San Lorenzo: Chiostro

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