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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Via_Carlo_Alberto-Chiesa_del_Russicon

La basilica divenne proprietà del goto Flavio Valila, generale romano, che la lasciò in eredità, intorno al 340, alla chiesa di Roma e papa Simplicio (468-483), verso l’anno 480, la fece trasformare in chiesa,  intitolata a Sant’Andrea, a navata unica preceduta da un atrio con copertura a tetto.
Nel 596, Barbara Patricia, figlia di Venanzio governatore di Lucania e Bruzio (Calabria), patrocinò presso il papa Gregorio I (590-604) un modesto monastero/ospedale a fianco della chiesa che prese l’appellativo di “Cata Barbara Patricia”.
Leone III (795-816) restaurò la chiesa e ne fece ripristinare il tetto (Liber pontificalis).
Nel 1024, Benedetto VIII (Teofilatto dei conti di Tuscolo - 1012-1024) destinò chiesa e monastero all’Ordine tedesco di San Salvatore in Fulda.
Tra il 1259 e il 1266, subito a sud-est della chiesa e del monastero di Sant’Andrea, sempre nell’isolato in questione (sul lato verso Santa Maria Maggiore), il cardinale Pietro Capocci (1200-1259) volle edificare un nuovo ospedale, con annessa cappella, per la cura del “fuoco di Sant’Antonio”, all’epoca, malattia epidemica.
L’ospedale fu affidato all’Ordine Ospedaliero dei Canonici Regolari di Sant’Antonio di Vienne (Ordine francese confluito, nel 1776, nell’Ordine Gerosolimitano di Malta) con tale successo che, nel 1308, fu necessario trasformare la cappella in una grande chiesa che fu intitolata a Sant’Antonio Eremita.
Con la costruzione del nuovo ospedale e poi (1308) della nuova chiesa, il complesso di Sant’Andrea Cata Barbara venne in disuso. Il portale d’ingresso della vecchia chiesa, del XIII secolo, fu trasferito nella nuova (e vi è tuttora).
Sopra al portale posto sulla nuova chiesa fu inserita la scritta: “D[omnus] PETRUS CAPOCCIUS, CARDINALIS, MANDAVIT CONSTRUI HOSPITALE IN LOCO ISTO ET D[omni] OTHO TUSCULANUS, EPISCOPUS, ET IOHANNES CAIETANUS, CARDINALIS, EXEQUUTORES EIUS FIERI FECERUNT PRO ANIMA D[omni] PETRI CAPOCCI” che ricorda la donazione del cardinale Capocci e i nomi dei suoi esecutori testamentari. La scritta, anche se poco visibile, si trova ancora sopra al portale.
Quanto restava del complesso di Sant’Andrea fu demolito alla fine del XVI secolo.
Dal 1437, sulla piazza antistante la nuova chiesa, si svolgeva (17 gennaio) la cerimonia della benedizione degli animali che si spostò a Sant’Eusebio (all’inizio di piazza Vittorio_ vedi piazza Vittorio Emanuele II - Chiesa di Sant’Eusebio) dal 1880.
Nel 1481, durante il regno di Sisto IV (Francesco Della Rovere – 1471-1484), la chiesa fu trasformata in forme rinascimentali, forse ad opera di Baccio Pontelli (1450-1494).
Il priore della Congregazione degli Antoniani di Vienne, Charles Anisson (c.1530-1600) giudicò, nel 1593, il complesso di Sant’Antonio fortemente degradato e, per rimediare a questo stato di cose, lanciò un concorso, vinto da Domenico Fontana (1543-1607), per la realizzazione di una cappella esterna (che sporge dal fianco della chiesa)  sulla navata destra, oggi dedicata a Santa Teresa di Liseux.
Il priore Anisson fece anche abbellire l’interno della chiesa con un ciclo di affreschi sulla vita del Santo Eremita oggi ancora visibili.
Verso la metà del XVIII secolo la chiesa fu affidata ai Camaldolesi che vi restarono fino al 1871.
In seguito alla sistemazione dei livelli stradali di Roma capitale, quello davanti alla chiesa di Sant’Antonio fu notevolmente abbassato, tanto che fu necessario realizzare la doppia scala, come si vede ancora oggi, per mantenere l’accesso alla chiesa.
Nel 1928, il Vaticano acquistò l’isolato compreso tra via Carlo Alberto, via Carlo Cattaneo, via Napoleone III e via Gioberti.  L’ex ospedale fu ampliato e ristrutturato e, nel 1932, la facciata della chiesa fu restaurata ad opera di Antonio Muñoz (1884-1960).
L’ex ospedale divenne il Pontificio Collegio RUSSICUM che Pio XI (Achille Ratti – 1922-1939) affidò all’Ordine dei Gesuiti con la chiesa, collegata al Collegio, che fu modificata per permettere lo svolgimento delle liturgie ortodosse principalmente con la creazione di una iconostasi (separazione del presbiterio dal resto della chiesa) ad opera del pittore russo Grigorij Pavlovic Maltzeff (1881-1953).

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