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STRADE DELLA ROMA PAPALE

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Ludovico Aquilani senior (+1594), figlio di Pietro, fu l’iniziatore della fortuna della famiglia a Roma con la sua attività di banchiere, esercitata prima come agente (1571-1573) presso la banca degli eredi di Antonio Ubertini (banchieri d’origine toscana), poi come socio (1574) ed infine aprendo un’attività bancaria in proprio in collaborazione con il fratello Fabio (+1598).
I benefici dell’attività bancaria furono, di regola, fatti fruttare nell’acquisto di case d’affitto a Roma.
Il suo successo e la sua ascesa sociale sono evidenti nel matrimonio mediato dal cardinale Guglielmo Sirleto (1514-1585) che, nel 1574, lo unisce a Orinzia Vitelleschi accompagnata da una dote di 3500 scudi.
Dopo il matrimonio, Ludovico senior stabilì la sua dimora a Ponte “in viculo detto del Pavone” (scomparso sotto Corso Vittorio Emanuele II, confinante, a Nord, con il Palazzo Sforza-Cesarini – vedi - Parione) in una casa di proprietà della famiglia degli orafi Braconio dell’Aquila. Nel 1583, acquistò dagli Alberini una casa, limitrofa al palazzo di questa famiglia in via del Banco di Santo Spirito n. 21 (Vedi Palazzo Aquilani in via Banco di S. Spirito n. 21 – Ponte) e vi si stabilì.
Gli investimenti dei benefici dell’attività finanziaria erano iniziati, nel 1580, con l’acquisto di una prima casa su piazza dell’Aracoeli, da Fabio Margani (figlio di Stefano) per la somma di 1000 scudi. Più tardi, acquistò anche quella, confinante ad angolo tra piazza dell’Aracoeli e via della Tribuna di Tor de’ Specchi, molto probabilmente dove, nel 1551, Ignazio di Loyola aveva insediato la prima “Scuola gratuita di grammatica, di umanità e di dottrina cristiana”, antenata del Collegio Romano.
Su queste due case confinanti sorgerà il palazzo Aquilani, oggi al n. 6 di piazza dell’Aracoeli.
Gli acquisti nel Rione Campitelli continuarono costituendo il nucleo duro delle proprietà della famiglia Aquilani, concentrate intorno al Vicolo Margana.
Dal 1588, Ludovico senior risulta abitare non più in Ponte, nel palazzo contiguo a quello Alberini, ma in una casa tra quelle acquistate sotto il Campidoglio (quella del primo acquisto).
Con la sistemazione della cordonata (1577) che apriva piazza del Campidoglio con la sottostante piazza dell’Aracoeli, opera di Giacomo della Porta (1532-1602), la piazza veniva a costituire una sorta di quinta al complesso monumentale del Campidoglio e questo spinse molte famiglie dell’alta nobiltà a confluire nella piazza ed a “sistemare” in modo congruo i loro palazzi (i Massimo-Colonna, i Muti, i Fani-Pecci-Blunt, i Contugi-Gamberucci, i Silvestri, i Ruspoli).
Anche i figli di Ludovico senior, morto nel 1594, chiesero l’autorizzazione di riunire i due contigui palazzi di loro proprietà (di cui uno facente angolo con via della Tribuna di Tor de´ Specchi ad un solo piano e l’altro, confinante, a due piani) con un’unica facciata e con un avanzamento della stessa verso la piazza di un paio di metri per raggiungere il filo del palazzo confinante (all’epoca, quello del notaio capitolino Tommaso Fonte).
L’autorizzazione fu accordata il 24 settembre 1594, ma non si dette mai inizio ai lavori.
Nel 1599, muore il figlio Massimo (II) di Ludovico senior (al quale erano già morti due dei suoi cinque figli maschi: Ciriaco nel 1578 e Massimo I nel 1582) e nei palazzi di piazza dell’Aracoeli rimasero ad abitare la moglie di Lodovico senior, Orizia, con i figli Girolamo (c.1580-1651) e Domizio (c.1589-1646).
I due fratelli continuarono ad esercitare l’attività finanziaria del padre.
Domizio contrasse matrimonio (1611) con Marta Scapucci (la famiglia proprietaria del palazzo “della scimmia” in via dei Portoghesi n. 18 – vedi Campo Marzio) da cui ebbe tre figli: Ludovico junior (1619-?), Alferio (1621-?), monaco benedettino, e Tommaso (1629-1652).
Nel 1652, con la morte di Tommaso, Ludovico junior rimase l’unico erede dei beni di  suo padre, Domizio, e, nel 1654, sposò Evangelista Ghisleni Renzi, da cui ebbe un figlio (oltre a sei figlie), Paolo Domizio (1654-1678).
Dalla fine di maggio del 1656 alla fine di luglio del 1657, scoppiò una grave epidemia di peste a Roma e Ludovico junior, a novembre del 1656, per evitare che, in caso di contagio, dovessero essere bruciati tutti i beni con cui fosse entrato in contatto l’appestato, dopo aver ottenuto dal parroco l’attestato che nessuno della famigli fosse appestato o sospettato di esserlo, fece rinchiudere tutte le suppellettili più preziose in due stanze del palazzo sigillate da un notaio che ne aveva redatto l’inventario (la così detta “clausura bonorum”) e andò ad abitare altrove.
Passata la peste, la vita riprese e la famiglia Aquilani reintegrò il palazzo ed iniziò ad ornarlo di marmi antichi con l’autorizzazione di scavare nel suo giardino ai piedi del Campidoglio.
Ludovico Junior, che era stato caporione di Campitelli nel 1636 e più volte Conservatore di Roma, ebbe ancora un’intensa attività pubblica perché fu anche nominato capitano della milizia del Popolo Romano, nel 1663. Morì nel mese di ottobre dello stesso anno.
Suo figlio, Paolo Domizio sposò Fausta Barbara Capranica (+1735), figlia di Carlo e di Vittoria Monaldi, il 6 giugno del 1678, ma quello stesso anno, nel mese di novembre, Paolo Domizio morì lasciando sua moglie in cinta di Paolo Gaetano (1679-1705) che nacque ad aprile dell’anno seguente.
Il giovane seguì l’inclinazione paterna divenendo, nel 1693, Caporione del Rione Trevi (la madre aveva scelto come propria dimora la casa della sua famiglia di origine, probabilmente, quella dei Capranica del Grillo che, nel 1675, avevano acquistato dai Conti, la casa con torre medievale alla base della salita del Grillo) e, più tardi, era entrato nel mondo della finanza.
Paolo Gaetano (1705) sposò, nel 1703, Anna Maria Ravenna (+1754) da cui ebbe: Ludovico (1704-1784) e Felicita (1705-?), ma morì molto presto anche lui di vaiolo, nel 1705.
Anche Anna Maria Ravenna lasciò la casa a piazza dell’Araceli per la casa della sua famiglia d’origine (Palazzo Ravenna in via dell’Olmata 42, vedi – Monti).
Nel 1731, Ludovico, divenuto adulto, era già stato Caporione del Rione Monti, essendo restato ad abitare a palazzo Ravenna, e Priore dei Caporioni. In quel periodo, i palazzi in piazza dell’Aracoeli furono destinati all’affitto.
Intanto, sia  per le rendite immobiliari che per eredità, il patrimonio della famiglia Aquilani si accrebbe. Nel 1731, Ludovico ereditò i beni di Ottavia Aquilani (1657-1731), sorella del nonno paterno, Paolo Domizio, morta zitella e quelli della nonna paterna, Barbara Capranica che, deceduta nel 1735, lo lasciò erede universale.
Nel 1743, da un inventario dei beni degli Aquilani, risulta che Ludovico e sua madre abitarono di nuovo al primo piano della casa a due piani prospicente piazza dell’Aracoeli, mentre il piano superiore “colla rimessa ad uso di bottega di sellaro ed una stalletta contigua” fu affittato.
Nel 1754, muore Anna Maria Ravenna che lascia i suoi beni al suo figlio unico Ludovico.
Le condizioni dei due edifici contigui a cavallo tra piazza dell’Aracoeli e il vicolo Margana ed ad angolo con via della Tribuna di Tor de´ Specchi (dove la famiglia Aquilani aveva abitato dal XVI secolo) versavano in condizioni assai precarie.
Per questa ragione e sperando di poter ottenere degli affitti più alti in un palazzo unico ristrutturato, Ludovico si decise di realizzare quella facciata unica, avanzata, che i suoi avi, Girolamo e Domizio, non avevano realizzato nel 1594, come è stato già detto.
Ludovico, nel 1758, incaricò l’architetto Costantino Fiaschetti che unì i due palazzi in uno solo, riprendendo al massimo la muratura preesistente; livellò i piani in modo da ottenere un edificio di tre piani, più un mezzanino, realizzando, su piazza dell’Aracoeli, una nuova facciata che riprendeva il filo del contiguo palazzo Mendes, e quella d’angolo su via della Tribuna di Tor de´ Specchi, oltre alla ridistribuzione degli interni. I lavori terminarono a fine 1759.
Le differenze, tra il progetto e quanto appare oggi, riguardano soprattutto il piano terreno dove, ai lati del portone, le antiche “rimesse”, con ingresso ad arco ribassato, e le “stalle”, alle estremità della facciata, sono diventati negozi rispettivamente con archi a tutto sesto ed architravi.
Ma il pagamento dei lavori ed il pressante bisogno di danaro liquido per la manutenzione del patrimonio immobiliare portarono Ludovico Aquilani, nel 1766, a dover vendere, un poco per volta, gran parte delle case di sua proprietà, fino alla vendita del mezzanino del suo nuovo palazzo al capomastro Luigi Baietti per il pagamento dei lavori che questo vi aveva effettuato. Questi lo rivendette, nel 1766, ad un tale Giacomo Bettini.
Tre anni dopo (1769), sempre per far fronte ai suoi debiti, vendette il primo piano e i locali del pianterreno del suo palazzo, a Francesco Maria Ruspoli (1708-1779) principe di Cerveteri ed infine, nel 1777, vendette anche il secondo piano all’architetto Michelangelo Simonetti (1731-1787) per 1750 scudi.
Ludovico Aquilani muore nel 1784 e lascerà tutti i suoi beni residui al un suo giovane assistente Giovanni Battista Soncino Ridolfi.
Nel Catasto del 1819, la casa ex Aquilani ha tre proprietari: il primo piano era passato dai Ruspoli a tale Celestino Blasi; il secondo piano da Michelangelo Simonetti a tale Vincenzo fu Alessandro Trambusti; il terzo piano dal capomastro Luigi Baietti a tale Gioacchino fu Nicola Bettini e fratelli.
Il palazzo attualmente ospita uffici e civili abitazioni.

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