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Era membro dell’Arciconfraternita e svolse, al suo interno, il compito di Guardiano (amministratore) della chiesa e dell’ospedale annesso. Dopo la morte della moglie (vedi la lapide seguente), Vittoria Arrigoni (c.+1605), non avendo avuto figli, destinò l’intera sua fortuna all’arciconfraternita per la celebrazione quotidiana di messe e l’assegnazione di doti annuali a giovani donne povere ("vergini") per permettere loro l’ingresso nei monasteri o un sostentamento dignitoso. L’arciconfraternita, riconoscente, pose questa lapide.
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